Notte fonda e vie deserte.
Le insegne dei compro oro
e gli abiti da sposa nelle vetrine.
Le vedo e sono lucido.
Le luci in lontananza degli edifici
che contengono anime,
anime sante e sacrileghe,
anime benigne o spregevoli,
Le vedo e sono lucido.
E di quelle anime scorgo
le pupille dilatate e la loro bellezza.
M'accorgo che l'amore
che provo per loro è stato soffocato.
A lungo celato il mio interesse
nelle loro voci
che raccontano le loro storie,
le loro vite e ciò che gli dà respiro.
La paura delle difficoltà
che si incontrano nel cammino
di chi ama mi hanno reso pavido.
Ma nella consapevolezza
ritrovo il mio vibrare,
il mio amare l'amare,
e ritorno nella mia pelle.
mercoledì 13 aprile 2016
Metaemozione
sabato 9 aprile 2016
Strade
Quante strade conta questo globo?
Questa terra a volte arida e a volte florida,
che contiene tutto e il suo contrario,
un grembo che accoglie un figlio e la sua ombra,
su quante delle sue vene possiamo perderci?
Ed è possibile pensare che uno solo,
tra questi immensi vicoli di giorni e notti,
componga l'unico percorso per il nostro arrivo?
Quale destinazione bramiamo
più d'ogni altra?
L'amore? La gioia? La sicurezza? L'identità?
Eppure la tomba è il nostro naturale traguardo.
Non smetteremo di cercare strade,
non cesseremo d'essere il sangue
che attraversa quelle vene.
Cammineremo nelle vie lontane
da quelle in cui nascemmo,
con la paura che tutto diventi diverso.
Correremo su autostrade pericolose
per raggiungere gli amori e i sogni,
con la paura che il tempo non basti.
Danzeremo nelle strade in festa
nella musica delle risate e del vino,
con la paura che il sole sorga troppo presto.
Marceremo, gridando, nelle strade in protesta,
in una parodia di una guerra,
con la paura di averlo fatto a vuoto.
Ci fermeremo, di tanto in tanto,
a chiederci il senso dell'inizio, della fine
e di quel che c'è nel mezzo.
Stavolta senza paura.
Perché che il senso non esista, non è timore,
ma certezza.
Questa terra a volte arida e a volte florida,
che contiene tutto e il suo contrario,
un grembo che accoglie un figlio e la sua ombra,
su quante delle sue vene possiamo perderci?
Ed è possibile pensare che uno solo,
tra questi immensi vicoli di giorni e notti,
componga l'unico percorso per il nostro arrivo?
Quale destinazione bramiamo
più d'ogni altra?
L'amore? La gioia? La sicurezza? L'identità?
Eppure la tomba è il nostro naturale traguardo.
Non smetteremo di cercare strade,
non cesseremo d'essere il sangue
che attraversa quelle vene.
Cammineremo nelle vie lontane
da quelle in cui nascemmo,
con la paura che tutto diventi diverso.
Correremo su autostrade pericolose
per raggiungere gli amori e i sogni,
con la paura che il tempo non basti.
Danzeremo nelle strade in festa
nella musica delle risate e del vino,
con la paura che il sole sorga troppo presto.
Marceremo, gridando, nelle strade in protesta,
in una parodia di una guerra,
con la paura di averlo fatto a vuoto.
Ci fermeremo, di tanto in tanto,
a chiederci il senso dell'inizio, della fine
e di quel che c'è nel mezzo.
Stavolta senza paura.
Perché che il senso non esista, non è timore,
ma certezza.
mercoledì 4 febbraio 2015
Memorie di cenere
Fosti tu, per molto tempo.
a tessere i minuti di ogni mia ora.
Un piccolo ragno che avvelenava il giorno
con gocce di dolce voglia sottopelle.
E le settimane che spesi nel tuo profumo
mi intrappolarono nella tela accattivante
del tuo indomito, esoterico, spirito d'indaco.
Ricordo il crepitio del sangue nelle vene
che diveniva fuoco quando assaggiavo
con le dita la tua pelle d'argento e avorio.
Mi iniziasti alla morte e ai suoi piaceri
aspirando il mio respiro nel tuo
e recidendo la volontà d'essere libero.
Fosti tu, ancora una volta
a innescare gli spasmi dei miei orgasmi.
E di ogni pensiero che ardeva a fiamma viva
ne resta solo una memoria di cenere.
mercoledì 28 gennaio 2015
Accessibilità Sessuale
Siamo figli di una cultura che, quando non demonizzava il sesso, lo dipingeva come un atto imbarazzante e sconveniente. Questo succedeva almeno fino a trent'anni fa e le conseguenze sulle nostre vite sono state molteplici e perlopiù negative dal punto di vista della salute emotiva e del benessere in generale. Se da una parte la rivoluzione sessuale ha permesso una conoscenza sempre più approfondita dell'argomento, distaccandolo da quella omertosa religiosità nella quale era immerso, dall'altra non ha reso il sesso più accessibile. Con accessibilità sessuale, che può essere frainteso con la facilità di avere rapporti sessuali, intendo la modalità con la quale il sesso viene pensato e idealizzato.
Non è raro che l'atto sessuale venga caricato di caratteristiche e significati che, purtroppo, non possiede, Ci si ritrova quindi ad utilizzare l'attività sessuale come metro di giudizio per il successo, sia esso individuale o di una relazione; a condannare le proprie o le altrui preferenze sessuali (che comprendono ma non si limitano all'orientamento); a correlale il sesso ad una conoscenza approfondita della persona con la quale lo facciamo o, nel peggiore dei casi, a innalzarlo ad atto in cui l'amore prende una forma fisica.
Pur non volendo svilire la natura intima che una tale attività implica, e non essendo immune alla scarsa accessibilità sessuale che permea il senso comune, mi piace pensare al sesso come ad un atto conoscitivo bilaterale con la persona che abbiamo di fronte. Un'eccessiva idealizzazione del sesso che caratterizza una bassa accessibilità sessuale è fonte di ansie, paure e disfunzioni legate sia alle proprie capacità che al significato, proprio e dell'altro, che si sta dando a quell'atto che, di per sé, dovrebbe essere una scelta consensuale, responsabile e consapevole diretta al benessere condiviso per mezzo della conoscenza e della stimolazione reciproca di due (o più) individui.
Per concludere, ritengo molto più sconveniente, sia socialmente che per il benessere individuale, investire emotivamente in una persona che non si conosce prima di farci sesso che non il contrario.
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domenica 19 ottobre 2014
Innocenza perduta. (Quando il porno uccide)
Un'opinione diffusa è che la tecnologia ci stia spingendo ad atrofizzare molte delle capacità che, in sua assenza avremmo sviluppato normalmente.
Chi abbraccia questo pensiero non potrebbe trovarmi più concorde.
Non è solo una questione di bambini che passano ore davanti ad uno schermo, che sia del pc, dello smartphone, del tablet o della tv fa poca diffeerenza. Non si tratta nemmeno dei morti di figa che non spendono più neanche le forze per trovare il coraggio di presentarsi ad una ragazza ed invitarla per un caffè ma aggiungono "amicizie" su facebook manco fossero santini da collezione, con la sola intenzione di poter guardare le foto. Studiare prima di agire, semmai si agirà
Il problema che ho con la tecnologia è molto più viscerale.
Ricordo i tempi dell'adolescenza come un insieme di momenti di massima creatività, che si esprimeva al massimo quando avevo il durello tra le gambe che, in qualche modo, avrei dovuto "spegnere". Allora lì chiudevo gli occhi e viaggiavo tra orge con 3-4 ragazze, roba pesante alternata a qualche esperienza, erano le prime, accumulata da poco tempo.
Era un attimo. Era fantastico.
Saranno anni che non ci riesco più. Da quando il porno è accessibile con una facilità estrema nulla è più come prima. Non esiste che riesca a stemperare i momenti di stress senza uno schermo davanti. L'innaturalezza delle immagini che scorrono come la pallina sulla barra del player, a segnalare il tempo è diventata parte essenziale di un rito antico.
Sto diventando come quei cardinali che riprendono le messe del papa con l'iPad. Triste.
Non c'ho niente contro il porno, a parte il fatto che sia ineducativo per noi maschi. Ma questo si bilancia con la sua alta valenza formativa per le donne. Il fatto è che vorrei ritornare a farmi quelle fantastiche pippe "a fantasia". Proprio perché non era solo scopare da soli. Ma era scopare con la propria fantasia. Era intimo cazzo!
Schiavi di un sistema che ci piace. E allora la storia è la stessa
Chrome-> Home Page -> Dinotube -> Search: "Anal POV"
E addio innocenza di bimbo arrapato.
Chi abbraccia questo pensiero non potrebbe trovarmi più concorde.
Non è solo una questione di bambini che passano ore davanti ad uno schermo, che sia del pc, dello smartphone, del tablet o della tv fa poca diffeerenza. Non si tratta nemmeno dei morti di figa che non spendono più neanche le forze per trovare il coraggio di presentarsi ad una ragazza ed invitarla per un caffè ma aggiungono "amicizie" su facebook manco fossero santini da collezione, con la sola intenzione di poter guardare le foto. Studiare prima di agire, semmai si agirà
Il problema che ho con la tecnologia è molto più viscerale.
Ricordo i tempi dell'adolescenza come un insieme di momenti di massima creatività, che si esprimeva al massimo quando avevo il durello tra le gambe che, in qualche modo, avrei dovuto "spegnere". Allora lì chiudevo gli occhi e viaggiavo tra orge con 3-4 ragazze, roba pesante alternata a qualche esperienza, erano le prime, accumulata da poco tempo.
Era un attimo. Era fantastico.
Saranno anni che non ci riesco più. Da quando il porno è accessibile con una facilità estrema nulla è più come prima. Non esiste che riesca a stemperare i momenti di stress senza uno schermo davanti. L'innaturalezza delle immagini che scorrono come la pallina sulla barra del player, a segnalare il tempo è diventata parte essenziale di un rito antico.
Sto diventando come quei cardinali che riprendono le messe del papa con l'iPad. Triste.
Non c'ho niente contro il porno, a parte il fatto che sia ineducativo per noi maschi. Ma questo si bilancia con la sua alta valenza formativa per le donne. Il fatto è che vorrei ritornare a farmi quelle fantastiche pippe "a fantasia". Proprio perché non era solo scopare da soli. Ma era scopare con la propria fantasia. Era intimo cazzo!
Schiavi di un sistema che ci piace. E allora la storia è la stessa
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E addio innocenza di bimbo arrapato.
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giovedì 11 settembre 2014
Notte
Non cantare, che la gente dorme.
Svegliandoli vedrebbero il contenuto della notte.
Ricorderebbero il loro essere giovani.
Conoscerebbero gli ubriachi e le sfilate
sui marciapiedi, di donne e padri di famiglia.
La notte è degli avidi, dei lussuriosi e
di ogni altro peccatore che alla notte
professa vera fede su una croce di difetti.
La notte è dei pittori, dei poeti e delle streghe,
di chi del difetto porta la voce e la innalza
ad arte a memoria del fatto che l'uomo è fallato.
La notte è l'ombra, proiettata dai nostri giorni
passati immobili fingere la perfezione,
nella quale si annidano i pensieri che ci rendono vivi,
che ci liberano dal male, essendo male.
Svegliandoli vedrebbero il contenuto della notte.
Ricorderebbero il loro essere giovani.
Conoscerebbero gli ubriachi e le sfilate
sui marciapiedi, di donne e padri di famiglia.
La notte è degli avidi, dei lussuriosi e
di ogni altro peccatore che alla notte
professa vera fede su una croce di difetti.
La notte è dei pittori, dei poeti e delle streghe,
di chi del difetto porta la voce e la innalza
ad arte a memoria del fatto che l'uomo è fallato.
La notte è l'ombra, proiettata dai nostri giorni
passati immobili fingere la perfezione,
nella quale si annidano i pensieri che ci rendono vivi,
che ci liberano dal male, essendo male.
martedì 22 luglio 2014
Muoviti!
Non rimetto il mio destino nelle mani del signore
porto avanti ogni battaglia con il battito del cuore,
del mio, di quello di chi mi sta accanto.
Non importa se il respiro a volte è strozzato dal pianto.
Ed è santo chi se ne va a letto senza un rimpianto
e non c'è incanto che risani lo schianto di un desiderio infranto.
Rialzarsi ogni giorno è un vanto.
Non credere a chi dice "lascia che faccia il suo corso",
è solo un altro modo per starsene sdraiati sul dorso
ed aspettare di essere sventrati dalla vita con un morso.
Pronto soccorso? Dell'entusiasmo per endovena!
Per affrontare il giorno che viene con ogni sua pena
che se me ne sto ancora fermo sicuro andrò in cancrena.
porto avanti ogni battaglia con il battito del cuore,
del mio, di quello di chi mi sta accanto.
Non importa se il respiro a volte è strozzato dal pianto.
Ed è santo chi se ne va a letto senza un rimpianto
e non c'è incanto che risani lo schianto di un desiderio infranto.
Rialzarsi ogni giorno è un vanto.
Non credere a chi dice "lascia che faccia il suo corso",
è solo un altro modo per starsene sdraiati sul dorso
ed aspettare di essere sventrati dalla vita con un morso.
Pronto soccorso? Dell'entusiasmo per endovena!
Per affrontare il giorno che viene con ogni sua pena
che se me ne sto ancora fermo sicuro andrò in cancrena.
domenica 6 luglio 2014
La verità è una pietra.
Anche stamattina col respiro pesante,
ripenso alle cazzate fatte, sono tante.
ma quante storie ho da raccontare,
che se fossi stato fermo avrei gettato a mare.
Amare consolazioni di chi ha dato troppo peso
al poco che ha preso, al molto che ha reso
alla gente impaziente che merita niente.
Molti che parlano. Nessuno che sente.
Ma non è tutto tenebra quel che mi circonda
riempi il mio tempo onda dopo onda
lasciamoli pensare di avere un'anima profonda
che se la verità è una pietra, chi l'ha in tasca affonda
Ancora una mattina all'insegna dell'affanno,
se penso a ieri sera spero di non aver fatto danno,
che fanno? Perché puntano il dito?
Vedete in me il riflesso di quel che avete fallito?
Capito che per andare avanti basta camminare?
A volte anche amare, a volte anche lottare
fianco contro fianco anche quando sei stanco.
Punto al bersaglio, male che vada lo manco.
Ma non è tutto tenebra quel che ci circonda
riempiamoci di noi onda dopo onda
lasciamoli pensare che sappiano tutto.
Che se la verità è una pietra, se la pianti non da frutto.
ripenso alle cazzate fatte, sono tante.
ma quante storie ho da raccontare,
che se fossi stato fermo avrei gettato a mare.
Amare consolazioni di chi ha dato troppo peso
al poco che ha preso, al molto che ha reso
alla gente impaziente che merita niente.
Molti che parlano. Nessuno che sente.
Ma non è tutto tenebra quel che mi circonda
riempi il mio tempo onda dopo onda
lasciamoli pensare di avere un'anima profonda
che se la verità è una pietra, chi l'ha in tasca affonda
Ancora una mattina all'insegna dell'affanno,
se penso a ieri sera spero di non aver fatto danno,
che fanno? Perché puntano il dito?
Vedete in me il riflesso di quel che avete fallito?
Capito che per andare avanti basta camminare?
A volte anche amare, a volte anche lottare
fianco contro fianco anche quando sei stanco.
Punto al bersaglio, male che vada lo manco.
Ma non è tutto tenebra quel che ci circonda
riempiamoci di noi onda dopo onda
lasciamoli pensare che sappiano tutto.
Che se la verità è una pietra, se la pianti non da frutto.
giovedì 24 aprile 2014
Magia Nera, Magia Vera
Davanti all'altare me ne sto in ginocchio,
non per pregare, io faccio il malocchio.
Occhio, non ci credi ma è vero
chiedi al demonio se sono sincero.
Preparo il mio sacrificio
che sia di buon aspicio
per far spalancare del buio le porte,
a me il potere, a te la morte.
Sorte, io la direziono
per questo mi piace non essere il buono.
Se vuoi la magia vera
datti alla magia nera
Risveglia passioni morenti
Cancella tutti gli stenti
E saranno gli altri, per una volta,
a dover stare attenti.
Intorno all'altare io faccio il girotondo,
non per ballare, sto dominando il mondo.
Tondo, come un ventre fecondo,
rido del dolore perché sono immondo.
Mi affido a Baphometto
che aggravi ogni tuo difetto,
che sazi la mia bramosia,
altro che eucarestia!
E sia! Entità ai miei servizi,
rendetemi fiero di tutti i miei vizi.
non per pregare, io faccio il malocchio.
Occhio, non ci credi ma è vero
chiedi al demonio se sono sincero.
Preparo il mio sacrificio
che sia di buon aspicio
per far spalancare del buio le porte,
a me il potere, a te la morte.
Sorte, io la direziono
per questo mi piace non essere il buono.
Se vuoi la magia vera
datti alla magia nera
Risveglia passioni morenti
Cancella tutti gli stenti
E saranno gli altri, per una volta,
a dover stare attenti.
Intorno all'altare io faccio il girotondo,
non per ballare, sto dominando il mondo.
Tondo, come un ventre fecondo,
rido del dolore perché sono immondo.
Mi affido a Baphometto
che aggravi ogni tuo difetto,
che sazi la mia bramosia,
altro che eucarestia!
E sia! Entità ai miei servizi,
rendetemi fiero di tutti i miei vizi.
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venerdì 7 febbraio 2014
Parlami ancora
Parlami ancora una volta di come eravamo,
quando l'umore del cielo non ci importava,
e ogni giornata era uno scrigno d'esperienza
da stringere al petto, da aprire al più presto.
Parlami ancora di com'era starmi vicino,
prima che il drago affondasse i suoi artigli,
e ancora non esitavo a guardarvi negli occhi
lucenti di storie, costruivamo memorie.
Parlami ancora di cos'è che è cambiato,
da quando le parole facevano abbastanza,
e placavano ire, delusioni e incomprensioni
che uccidevano meno, che ferivano meno.
quando l'umore del cielo non ci importava,
e ogni giornata era uno scrigno d'esperienza
da stringere al petto, da aprire al più presto.
Parlami ancora di com'era starmi vicino,
prima che il drago affondasse i suoi artigli,
e ancora non esitavo a guardarvi negli occhi
lucenti di storie, costruivamo memorie.
Parlami ancora di cos'è che è cambiato,
da quando le parole facevano abbastanza,
e placavano ire, delusioni e incomprensioni
che uccidevano meno, che ferivano meno.
martedì 4 febbraio 2014
Patti e condizioni
Mi piace l'idea di un regalo con condizione.
Ti regalo qualcosa a condizione che tu la usi come io ti consiglio.
Nell'egocentrismo contemporaneo un regalo è concepito e idealizzato come un oggetto che qualcuno ti da affinché diventi tuo e lo utilizzi come tale.
A me piace pensare che un regalo sia una parte di me che ti do in custodia, è quindi necessario che imponga alcune condizioni affinché questa parte di me non vada dispersa.
Due biglietti per un concerto a patto che inviti la persona che ami a venire con te.
Una videocamera a patto che ogni volta che fai un viaggio registrerai un video e me lo manderai.
Un corso di pasticceria a patto che mi insegnerai a fare i dolci e mi farai mangiare quelli che prepari.
Visto in questo modo sembra un ricatto.
Uno stupido e bambinesco do ut des.
Ma vi invito a riflettere alla natura dei vostri rapporti, di ogni tipo di relazione che instaurate con un altro.
Non è molto simile a quel che ho spiegato, con la differenza che quel che c'è in ballo non è un oggetto da incartare e sul quale mettere un bel fiocco?
Non amate la persona che vi è affianco a patto che vi rispetti? Che si prenda cura di voi, e che ricambi il vostro amore?
Con questo non voglio svalutare il sentimento riducendolo ad un patto tra due parti. Anzi.
Voglio innalzare la natura del tipo di regali che vi ho descritto dicendovi che se qualcuno vi regala qualcosa dicendovi come dovreste usarla, nutre molto più affetto per voi di quanto pensiate.
Ti regalo qualcosa a condizione che tu la usi come io ti consiglio.
Nell'egocentrismo contemporaneo un regalo è concepito e idealizzato come un oggetto che qualcuno ti da affinché diventi tuo e lo utilizzi come tale.
A me piace pensare che un regalo sia una parte di me che ti do in custodia, è quindi necessario che imponga alcune condizioni affinché questa parte di me non vada dispersa.
Due biglietti per un concerto a patto che inviti la persona che ami a venire con te.
Una videocamera a patto che ogni volta che fai un viaggio registrerai un video e me lo manderai.
Un corso di pasticceria a patto che mi insegnerai a fare i dolci e mi farai mangiare quelli che prepari.
Visto in questo modo sembra un ricatto.
Uno stupido e bambinesco do ut des.
Ma vi invito a riflettere alla natura dei vostri rapporti, di ogni tipo di relazione che instaurate con un altro.
Non è molto simile a quel che ho spiegato, con la differenza che quel che c'è in ballo non è un oggetto da incartare e sul quale mettere un bel fiocco?
Non amate la persona che vi è affianco a patto che vi rispetti? Che si prenda cura di voi, e che ricambi il vostro amore?
Con questo non voglio svalutare il sentimento riducendolo ad un patto tra due parti. Anzi.
Voglio innalzare la natura del tipo di regali che vi ho descritto dicendovi che se qualcuno vi regala qualcosa dicendovi come dovreste usarla, nutre molto più affetto per voi di quanto pensiate.
domenica 19 gennaio 2014
San Giorgio sbagliava
Un'artiglio in gola, l'altro nel petto,
non conta più l'impegno che ci metto,
sono qui per restare, stringere e lacerare
ma il dolore è il motore che mi permette di lottare
ed ammaestrare questo drago e porlo al mio fianco,
non ripeterò l'errore che fece Giogio il santo,
di uccidere la belva prima di farla esprimere
è dalle nostre debolezze che impariamo a sopravvivere
e a vivere sereni col tempo
se non fosse per questo mi sarei già spento
e avrei rimesso la mia anima in mano a qualche divinità
ma dovrà attendere ancora a lungo chi mi vuole nell'aldilà.
Eggià, è finito il periodo dello starsene rinchiusi
mi faccio un uomo nuovo, lontano dai disillusi
costumi ed usi ormai consunti come la maschera del cinico,
di chi pensa d'esser solo, di chi si crede un caso clinico.
E fa fico ormai il disagio sottopelle
ci siamo spinti della merda dimenticando le stelle,
ma è li il nostro posto e li voglio tornare,
e se intorno c'ho merda non mi resta che spalare.
martedì 31 dicembre 2013
L'esperienza dell'abisso
Ti ricordi che pensavi che ormai fosse finita?
non credevi d'essere all'inizio di un'altra salita
con la saliva assente, l'ansia latente,
l'impressione che girasse a vuoto la tua mente.
Menomale che in quei giorni non hai avuto le palle
altrimenti queste storie non potresti raccontarle
a chi è al primo ciak, a chi ancora si fa,
sperando che quel vuoto dentro prima o poi si riempirà.
Vivi un altro giorno
Guarda la bellezza intorno,
guarda quant'è fecondo il mondo
Risorgi ancora una volta
perché sei la chiave di volta
sulla quale regge la tua prossima svolta
Mi ricordo che pensavi di non farcela più,
eri inchiodato ad una croce manco fossi Gesù.
Chiodi arrugginiti, di falsi miti
e la certezza che i bei tempi ormai fossero finiti.
Menomale che quei in giorni non hai avuto coraggio,
menomale che col tempo sei diventato più saggio
e hai cambiato copione, sei passato all'azione
perché non hai colpe per le quali chiedere espiazione.
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venerdì 13 dicembre 2013
Nodo Alla Gola (...un anno e mezzo dopo...)
È tornato, non come un lampo, ma come un vento che diventa uragano, che diventa tornado.
Quel senso opprimente alla gola che brucia, quell'ansia che non mi lascia mangiare, non mi lascia respirare né uscire né ridere.
Non so bene cosa sia successo, quali siano le sue cause, forse ha ragione lei. Forse l'idea di iniziare un nuovo percorso con nuovi volti davanti ai quali dovrò dare prestazioni. Forse questo mi inquieta, ma a tal punto?
Nella mia mente, o in quel che ne rimane si insinua ed espande il dubbio che ci sia "qualcosa d'altro", qualcosa di intrecciato e ancora non sciolto. Le vecchie ansie che mi porto dietro, il mettersi in contatto solo con i pensieri degli altri, il diventare ciò che le persone che ti sono vicine credono tu sia. Il dover essere all'altezza di tutti, a prescindere che lo pretendano o meno.
Il ricordo di mia nonna ridotta ad uno scheletro animato dall'ultimo soffio di vita e poi ancora il suo ricordo nella bara, il mio primo vero incontro con la morte, al quale mi ero preparato talmente bene da non starci male. Quel ricordo ora è una mano stretta con forza attorno alla laringe.
Anche l'idea di non dover mai lasciare nessuno deluso, l'incessante dare spiegazioni, giustificazioni o scuse inventate all'ultimo minuto mi hanno reso pavido nella scelta e nell'atto. Un'inseguitore di bandiera bianca.
L'idea di non essere capace a fare molto, e quel poco nel mucchio del resto, di farlo male.
L'idea che i sogni sono sogni e basta, "che tu il mondo vero non lo conosci e questa cosa mi preoccupa" come mi ripete mia madre dalla sua esperienza di orfana, sorella, moglie, madre e lavoratrice.
Valle a spiegare che il mondo non è uno ma è tanti quanti sono le paia di occhi che l'osservano, tanti quante sono le mani che lo toccano, i corpi che lo vivono e le menti che lo esperiscono.
Valle a spiegare che più cerco di dare un mio senso al mondo e più questo senso va a cozzare con quello di chi mi circonda e il disagio che ne consegue, valle a spiegare l'incomprensione che nasce negli sguardi di chi non vede quel che vedi tu, o, peggio ancora, quando sei tu a non vedere.
Quel senso di pura sospensione dell'agito in attesa che qualcosa dentro cambi, o che cambi fuori.
Col tempo ho capito che alcune mie percezioni sono alterate dalle mie ansie, dalle mie fobie sociali, dalla voglia insoddisfatta di riscattarmi. E non credete che sia per pigrizia o mancanza di forza di volontà che non abbia raggiunto i miei obbiettivi, le mie mete, i miei traguardi. È che a volte vedendo molti di voi non trovo più quella motivazione che spinge all'atto pratico. A che cazzo serve se devo scontrarmi con gente che non capisce un cazzo?
Poi c'è l'odio verso l'ultima frase che ho scritto, perché per quanto possa essere da saccente di merda è realmente quello che penso e provo ogni fottuto giorno che la vita mi offre.
Al contrario dell'anno scorso non ho più quel pensiero incessante di andarmene. Forse perché mia nonna dall'altra parte mi farebbe il culo, o forse perché ho capito l'importanza della vita a prescindere da quanto un periodo, più o meno lungo che sia, ti faccia stare di merda, con la faccia nel fango, annaspando per un po' d'aria. Io voglio vivere e vivere meglio, ma non mi è dato sapere come, per ora.
C'è chi mi lo aveva promesso in forma di pillole, e hanno fatto il loro effetto, salvo poi dover stringere i denti contro l'astinenza e cercare di tirare avanti senza, perché per quanto male possa stare, sono stato schiavo di persone, alcool, erba e tabacco...anche le pillole no cazzo...la venlafaxina infilatevela in culo.
Niente è più a portata di mano, si fatica per ogni cosa, per ogni boccone che mi sforzo di mandare giù in quel cazzo di buco stretto che ancora chiamo gola, ma che è diventata un carceriere. E la rabbia sale quando non ci riesco. La vedo crescere nel petto, quasi come una gravidanza dalle caratteristiche demoniache.
Non mi vedo neanche con una persona affianco, ve lo ricordate l'amore? Io sì, ma non lo potrei mettere in pratica ora e dubito che qualcuno voglia accollarsi il peso di un pazzo che alle due di notte ha scritto quello che state leggendo, ammesso che lo stiate leggendo.
Vittismo? può darsi. Ma è l'unico modo che ho per descrivere a me stesso quello che sento, rileggendolo, come l'avesse scritto qualcun altro, di voi, stavolta, batte cazzi.
Quel senso opprimente alla gola che brucia, quell'ansia che non mi lascia mangiare, non mi lascia respirare né uscire né ridere.
Non so bene cosa sia successo, quali siano le sue cause, forse ha ragione lei. Forse l'idea di iniziare un nuovo percorso con nuovi volti davanti ai quali dovrò dare prestazioni. Forse questo mi inquieta, ma a tal punto?
Nella mia mente, o in quel che ne rimane si insinua ed espande il dubbio che ci sia "qualcosa d'altro", qualcosa di intrecciato e ancora non sciolto. Le vecchie ansie che mi porto dietro, il mettersi in contatto solo con i pensieri degli altri, il diventare ciò che le persone che ti sono vicine credono tu sia. Il dover essere all'altezza di tutti, a prescindere che lo pretendano o meno.
Il ricordo di mia nonna ridotta ad uno scheletro animato dall'ultimo soffio di vita e poi ancora il suo ricordo nella bara, il mio primo vero incontro con la morte, al quale mi ero preparato talmente bene da non starci male. Quel ricordo ora è una mano stretta con forza attorno alla laringe.
Anche l'idea di non dover mai lasciare nessuno deluso, l'incessante dare spiegazioni, giustificazioni o scuse inventate all'ultimo minuto mi hanno reso pavido nella scelta e nell'atto. Un'inseguitore di bandiera bianca.
L'idea di non essere capace a fare molto, e quel poco nel mucchio del resto, di farlo male.
L'idea che i sogni sono sogni e basta, "che tu il mondo vero non lo conosci e questa cosa mi preoccupa" come mi ripete mia madre dalla sua esperienza di orfana, sorella, moglie, madre e lavoratrice.
Valle a spiegare che il mondo non è uno ma è tanti quanti sono le paia di occhi che l'osservano, tanti quante sono le mani che lo toccano, i corpi che lo vivono e le menti che lo esperiscono.
Valle a spiegare che più cerco di dare un mio senso al mondo e più questo senso va a cozzare con quello di chi mi circonda e il disagio che ne consegue, valle a spiegare l'incomprensione che nasce negli sguardi di chi non vede quel che vedi tu, o, peggio ancora, quando sei tu a non vedere.
Quel senso di pura sospensione dell'agito in attesa che qualcosa dentro cambi, o che cambi fuori.
Col tempo ho capito che alcune mie percezioni sono alterate dalle mie ansie, dalle mie fobie sociali, dalla voglia insoddisfatta di riscattarmi. E non credete che sia per pigrizia o mancanza di forza di volontà che non abbia raggiunto i miei obbiettivi, le mie mete, i miei traguardi. È che a volte vedendo molti di voi non trovo più quella motivazione che spinge all'atto pratico. A che cazzo serve se devo scontrarmi con gente che non capisce un cazzo?
Poi c'è l'odio verso l'ultima frase che ho scritto, perché per quanto possa essere da saccente di merda è realmente quello che penso e provo ogni fottuto giorno che la vita mi offre.
Al contrario dell'anno scorso non ho più quel pensiero incessante di andarmene. Forse perché mia nonna dall'altra parte mi farebbe il culo, o forse perché ho capito l'importanza della vita a prescindere da quanto un periodo, più o meno lungo che sia, ti faccia stare di merda, con la faccia nel fango, annaspando per un po' d'aria. Io voglio vivere e vivere meglio, ma non mi è dato sapere come, per ora.
C'è chi mi lo aveva promesso in forma di pillole, e hanno fatto il loro effetto, salvo poi dover stringere i denti contro l'astinenza e cercare di tirare avanti senza, perché per quanto male possa stare, sono stato schiavo di persone, alcool, erba e tabacco...anche le pillole no cazzo...la venlafaxina infilatevela in culo.
Niente è più a portata di mano, si fatica per ogni cosa, per ogni boccone che mi sforzo di mandare giù in quel cazzo di buco stretto che ancora chiamo gola, ma che è diventata un carceriere. E la rabbia sale quando non ci riesco. La vedo crescere nel petto, quasi come una gravidanza dalle caratteristiche demoniache.
Non mi vedo neanche con una persona affianco, ve lo ricordate l'amore? Io sì, ma non lo potrei mettere in pratica ora e dubito che qualcuno voglia accollarsi il peso di un pazzo che alle due di notte ha scritto quello che state leggendo, ammesso che lo stiate leggendo.
Vittismo? può darsi. Ma è l'unico modo che ho per descrivere a me stesso quello che sento, rileggendolo, come l'avesse scritto qualcun altro, di voi, stavolta, batte cazzi.
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sabato 26 ottobre 2013
Orfano della Luna
Non è nel cielo della notte che cercavo la Luna,
era un'entità nella quale mi rifugiavo,
un grembo a luce soffusa dove creare memorie.
Ha visto ogni aspetto della mia vita,
gli alti e bassi di giorni che si susseguivano lenti,
la sana ebbrezza di cui era artefice.
Nera madre dalle carezze di rum e cioccolato,
verde fata d'assenzio e fuoco vivo,
strega regina nel sabba di maschere di Samhain.
Del tutto ora solo ricordi di legno,
che spettrali risuonano da dietro un portone,
anime perdute, dove andremo?
Quale luogo ospiterà le storie che ci dannano?
Storie che c'hanno legati stretti
l'uno a l'altro nella fratellanza dell'oscurità.
era un'entità nella quale mi rifugiavo,
un grembo a luce soffusa dove creare memorie.
Ha visto ogni aspetto della mia vita,
gli alti e bassi di giorni che si susseguivano lenti,
la sana ebbrezza di cui era artefice.
Nera madre dalle carezze di rum e cioccolato,
verde fata d'assenzio e fuoco vivo,
strega regina nel sabba di maschere di Samhain.
Del tutto ora solo ricordi di legno,
che spettrali risuonano da dietro un portone,
anime perdute, dove andremo?
Quale luogo ospiterà le storie che ci dannano?
Storie che c'hanno legati stretti
l'uno a l'altro nella fratellanza dell'oscurità.
sabato 12 ottobre 2013
Per ogni no che non ho detto
Per ogni no che non ho detto
ho rimesso la mia vita in mano ad altri
ho rimesso il mio essere
a chi non era me e a chi non voleva esserlo.
Nemmeno la gioia del vittimismo,
nemmeno il bearmi di sana autocommiserazione,
mi negai anche questo,
intanto che lasciavo ogni decisione al tempo.
Per ogni no che non ho detto
ho trovato difficoltà a dirne di nuovi,
ho trovato porte chiuse alla fine della via,
nella quale camminavo nell'inconsapevolezza.
Non ho avuto le palle per volerlo sapere,
non ho avuto le palle per cambiare,
che nel male che è divenuto mio si stia meglio
che nell'ignoto bene, feci illusione estatica.
Divenne un culo visto in tv,
nulla più che un'immagine tanto piacevole
quanto più lontana dal reale immediato.
Per ogni no che non ho detto
non ne dirò più di quanti ne dovrò dire,
non metterò in pari i conti passati,
poiché quel che non si è iniziato,
non si può finire.
ho rimesso la mia vita in mano ad altri
ho rimesso il mio essere
a chi non era me e a chi non voleva esserlo.
Nemmeno la gioia del vittimismo,
nemmeno il bearmi di sana autocommiserazione,
mi negai anche questo,
intanto che lasciavo ogni decisione al tempo.
Per ogni no che non ho detto
ho trovato difficoltà a dirne di nuovi,
ho trovato porte chiuse alla fine della via,
nella quale camminavo nell'inconsapevolezza.
Non ho avuto le palle per volerlo sapere,
non ho avuto le palle per cambiare,
che nel male che è divenuto mio si stia meglio
che nell'ignoto bene, feci illusione estatica.
Divenne un culo visto in tv,
nulla più che un'immagine tanto piacevole
quanto più lontana dal reale immediato.
Per ogni no che non ho detto
non ne dirò più di quanti ne dovrò dire,
non metterò in pari i conti passati,
poiché quel che non si è iniziato,
non si può finire.
lunedì 7 ottobre 2013
Economia della percezione
Le spiegazioni del mio tutto
sono, una dopo l'altra, svanite
come un pianto soffuso
nel clangore del temporale,
quasi come quella sofferenza
non dovesse importare all'udito
di fronte alla maestà della tempesta.
E forse, dopotutto, è così.
Come posso negare che il fulmine
sia più importante del singhiozzo?
Come posso negare al lampo
un guizzo di terrore e sorpresa e estasi
senza negare la fibra più intima del mio essere?
Da uomo quale sono
il mio esistere mi impone
di dare priorità a ciò che richiede meno energia
per essere notato, economia.
Che siano spiegazioni perdute
nella pioggia che ho vissuto o
il rantolo del singhiozzo di chi soffre
che si confonde al roboante tuono,
il significato che il grande deglutisce il piccolo
prescinde l'ecosistema e la specie
e si trasla sul piano esperienziale dell'esistenza
dettando un nuovo darwinismo del vissuto,
un'evoluzione dell'anima che favorisce
la vita all'attimo, il rumore al suono.
lunedì 12 agosto 2013
Idoli e feticci
Appellatevi a santi che ascoltate dalle casse di uno stereo
o che vedete negli schermi di sale di cinema affollate.
Angeli di cartapesta, immagini in pasta di sale per bimbi
più spaventati dal non essere abbastanza, che dal buio.
Fato e successo, rituali di devozione incarnati in volti stanchi
che scelgono la facile via della sottomissione e schiavitù.
Io che vedo solo uomini dove voi vedete santi e nuovi profeti
sono l'eretico dell'inquisizione 2.0 da ardere nella piazza.
Immacolata concezione di personaggi amorevolmente belli,
che consolidano i vostri successi e vi consolano nei fallimenti.
Ragioni di scismi del nuovo medioevo delle idee e degli ideali
in un mondo di tenebra sempre più denso di demoni e povero d'uomini.
o che vedete negli schermi di sale di cinema affollate.
Angeli di cartapesta, immagini in pasta di sale per bimbi
più spaventati dal non essere abbastanza, che dal buio.
Fato e successo, rituali di devozione incarnati in volti stanchi
che scelgono la facile via della sottomissione e schiavitù.
Io che vedo solo uomini dove voi vedete santi e nuovi profeti
sono l'eretico dell'inquisizione 2.0 da ardere nella piazza.
Immacolata concezione di personaggi amorevolmente belli,
che consolidano i vostri successi e vi consolano nei fallimenti.
Ragioni di scismi del nuovo medioevo delle idee e degli ideali
in un mondo di tenebra sempre più denso di demoni e povero d'uomini.
martedì 11 giugno 2013
Bellezza
Riempivo i miei giorni con fogli di carta
e disegni calcati con mano distratta
di mani e tramonti e di pelle bagnata,
tela incompleta che va colorata.
Aiutami a scegliere il tono migliore
del blu del mio cielo,
del blu del mio umore.
Aiutami a farlo sembrare reale
un tocco di rosso
un tocco sensuale.
Bellezza sporcata di verità
anima piena d'autenticità
mi tuffo nel centro della tua essenza
è la perfezione che si fa presenza
mi tuffo nel centro del tuo sapore
e c'è solo musica, nessun rumore.
e disegni calcati con mano distratta
di mani e tramonti e di pelle bagnata,
tela incompleta che va colorata.
Aiutami a scegliere il tono migliore
del blu del mio cielo,
del blu del mio umore.
Aiutami a farlo sembrare reale
un tocco di rosso
un tocco sensuale.
Bellezza sporcata di verità
anima piena d'autenticità
mi tuffo nel centro della tua essenza
è la perfezione che si fa presenza
mi tuffo nel centro del tuo sapore
e c'è solo musica, nessun rumore.
martedì 14 maggio 2013
Mc Bott-1 (che tanto siamo tutti un po' rapper)
Lo scrivi Bott-1 lo leggi Bottone, il nome
d'una voce della mia generazione,
metà sognatore altra metà cojone,
preparate al colpaccio,
non me spaccio pe' santone.
Tu scrivi parole, io ascolto persone
inizia la scena triste "ciak, azione!"
e damme 'na convinzione
che funga da motore, vojo preme l'acceleratore
stare a mille senza rischià de annamene ar creatore
che è la fine che farete se l'unico obiettivo è core
stamo a fa' chi arriva primo e qualcuno nel percorso mòre
è 'n colpo ar còre, andare soli senza passeggeri
solo con gli altri accanto i viaggi sono più leggeri
come i pensieri, come piume quando condivisi
come i sentieri, trovati insieme attraverso le crisi
meglio uniti che divisi, un nuovo motto da imparare
le gioie che incontri spartiscile con qualche compare
l'unico modo di campare è smettere di avere avversari
stare alla pari dare a tutti tutto quel che vali.
d'una voce della mia generazione,
metà sognatore altra metà cojone,
preparate al colpaccio,
non me spaccio pe' santone.
Tu scrivi parole, io ascolto persone
inizia la scena triste "ciak, azione!"
e damme 'na convinzione
che funga da motore, vojo preme l'acceleratore
stare a mille senza rischià de annamene ar creatore
che è la fine che farete se l'unico obiettivo è core
stamo a fa' chi arriva primo e qualcuno nel percorso mòre
è 'n colpo ar còre, andare soli senza passeggeri
solo con gli altri accanto i viaggi sono più leggeri
come i pensieri, come piume quando condivisi
come i sentieri, trovati insieme attraverso le crisi
meglio uniti che divisi, un nuovo motto da imparare
le gioie che incontri spartiscile con qualche compare
l'unico modo di campare è smettere di avere avversari
stare alla pari dare a tutti tutto quel che vali.
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