Molto
tempo fa, nella caldissima savana, c'era un regno vasto e popoloso
chiamato Kruger.
I sovrani incontrastati della zona erano i
feroci leoni. Essi comandavano tutte le altre creature che vivevano
in quella terra, poco importava che fossero gazzelle, iene, giraffe,
bufali o coccodrilli, quel che interessava loro era avere potere su
ogni altro essere. La prima preoccupazione dei leoni era quella di
mangiare, come tutti del resto, ma invece di cacciare il necessario,
spesso i re di Kruger cacciavano più di quanto avessero bisogno,
lasciando dietro di loro nient'altro che ossa spolpate.
Capitava
non di rado che più di un cucciolo venisse sottratto alle loro madri
e venisse mangiato davanti ai loro occhi, ed esse, impotenti e
addolorate bagnavano l'arido terreno con le loro lacrime.
Un
giorno però i bufali, in grande segreto, si riunirono. Loro erano
tra i più forti e pericolosi animali della savana, la loro grandezza
e le loro corna appuntite li rendevano degli avversari temibili. La
possente stazza da sola, tuttavia, non sarebbe mai bastata per
affrontare e sconfiggere i famelici felini. La natura bonaria e
remissiva dei bufali li rendeva ottime prede e, per vincere contro i
leoni, avrebbero dovuto cambiarla.
Tutte le famiglie di bufali
parteciparono alla riunione e discussero a lungo sul da farsi,
nessuno sopportava più i soprusi che i sovrani li
costringevano a subire. Dopo molte ore di acceso dibattito decisero che la
cosa più sensata da fare fosse tendere un'imboscata alla famiglia
reale che veniva giornalmente a riscuotere il loro bottino di carne.
Pianificarono
la trappola con molta cura, la famiglia dei Piedilesti, che tra tutte
le famiglie era la più veloce nella corsa, avrebbe fatto da esca: si
sarebbero fatti vedere, madre, padre e cucciolo, soli, in mezzo alla
valle e, all'avvicinarsi dei leoni, sarebbero fuggiti in direzione
degli alberi, dove si nascondevano tutte le altre famiglie di bufali,
pronti a dare una lezione ai prepotenti regnanti.
L'alba era sorta
già da tempo e il sole, ormai alto nel cielo, diffondeva nell'aria
un calore intenso. Il piano andava messo in atto in quell'istante e così fu. I
piedi lesti camminavano da soli nella savana, in direzione del
laghetto che vi era posto al centro, nei pressi del quale cinque
leonesse attendevano il loro arrivo.
“Siamo
venuti a pagare il nostro tributo ai sovrani del regno, vostra
altezza!”
Disse con falsa aria sottomessa papà Piedilesti, non
appena fosse abbastanza vicino da poter far udire la sua voce.
“Direi
che ci avete fatto aspettare fin troppo tempo, misero
bufalo!”
Ringhiò in risposta la più anziana delle
leonesse.
“Non vi sembra irrispettoso che noi, felini dal sangue
blu dobbiamo perfino attendere i vostri comodi, oltre che essere
costrette a rivolgervi la parola? Ma fortunatamente questo non si
ripeterà più, questi sono i vostri ultimi minuti prima che la
vostra carne arrivi ai nostri stomaci!”
Continuò altezzosa
un'altra.
“Credo che voi siate in torto, infide assassine, noi
vedremo sorgere il sole ancora molte volte e se così non
fosse...beh...dovrete faticare molto per avere la nostra
carne!”
Ribatté coraggioso Piedilesti che, al termine di questa
frase gettò uno sguardo alla moglie, uno al figlio, e annuì per poi
gridare:
“FUGGIAMO!ORA!”
In un turbine di paura e orgoglio,
quella frase gettò i bufali in una corsa sfrenata per la
sopravvivenza, e le leonesse, basite e offese da quel gesto
irriverente, si lanciarono nell'inseguimento.
La corsa durò però
poco. Il piccolo Piedilesti infatti, confuso dalla paura, corse in
una direzione diversa da quella stabilita, e venne ben presto
sopraffatto dagli artigli e dalle zanne delle abili inseguitrici. Il
grido del piccolo arrestò la fuga dei genitori che, voltandosi,
videro il corpo del loro unico figlio sovrastato dalle cinque
leonesse che continuavano, ormai in possedute dalla più cieca furia,
a graffiarlo e a morderlo. C'era una sola cosa da fare: combattere
per vendicare quella violenza!
Fu così che i Piedilesti,
combattendo la loro natura di preda e traendo forza dall'amore per il
proprio piccolo, marciarono in direzione delle regine di Kruger. Non
erano soli, il grido del giovane bufalo fu così forte che giunse
all'orecchio delle altre famiglie nascoste tra gli alberi, le quali,
non appena lo udirono si gettarono alla carica, organizzandosi in
ranghi compatti. Quell'esercito contava decine e decine di corna
affilate e possenti zoccoli e si arrestò solo a pochi metri dalle
leonesse.
Quest'ultime, incredule e terrorizzate, non poterono
fare altro che difendere il loro bottino ringhiando e mostrando i
loro grandi denti puntuti.
Dalle file dell'esercito, i meno
intimoriti si fecero avanti affrontando le cacciatrici delle quali
una fuggì colta dal panico e un'altra venne colpita da un'incornata.
Lo scontro era davvero iniziato.
Poco a poco i bufali riuscirono
a disperdere le leonesse una ad una, a difendere la propria preda
rimase solo la più anziana tra loro, ma era debole e stanca. Il
piccolo Piedilesti era ancora tra le sue grinfie, ma adesso aveva la
forza di rialzarsi, con lo stupore di tutti coloro che lo avevano
creduto morto. Non appena il cucciolo rientrò nella mandria l'ultima
delle regine rimaste, vedendosi sconfitta si diede alla fuga.
Fu
così che quel giorno gli abitanti di Kruger diedero vita alla più
grande rivolta della storia, quella contro la natura che li voleva
sempre vittime innocenti.
Grazie a quell'evento, il mondo seppe
che chi comanda deve chiedere sempre il giusto, mai di più;
imparò
che i deboli e i poveri sono deboli e poveri solo da soli, e che è
meglio non scoprire di cosa siano capaci quando si uniscono per una
causa comune, per combattere le ingiustizie; capì che la natura è
immutabile solo se si accetta che lo sia, e che è possibile
cambiarla se abbiamo i giusti motivi, che sia la semplice voglia di
farlo o l'amore incondizionato di un genitore per un figlio.
