venerdì 3 febbraio 2012

La rivolta di Kruger (una favola tratta da una storia vera)


Molto tempo fa, nella caldissima savana, c'era un regno vasto e popoloso chiamato Kruger.
I sovrani incontrastati della zona erano i feroci leoni. Essi comandavano tutte le altre creature che vivevano in quella terra, poco importava che fossero gazzelle, iene, giraffe, bufali o coccodrilli, quel che interessava loro era avere potere su ogni altro essere. La prima preoccupazione dei leoni era quella di mangiare, come tutti del resto, ma invece di cacciare il necessario, spesso i re di Kruger cacciavano più di quanto avessero bisogno, lasciando dietro di loro nient'altro che ossa spolpate.
Capitava non di rado che più di un cucciolo venisse sottratto alle loro madri e venisse mangiato davanti ai loro occhi, ed esse, impotenti e addolorate bagnavano l'arido terreno con le loro lacrime.
Un giorno però i bufali, in grande segreto, si riunirono. Loro erano tra i più forti e pericolosi animali della savana, la loro grandezza e le loro corna appuntite li rendevano degli avversari temibili. La possente stazza da sola, tuttavia, non sarebbe mai bastata per affrontare e sconfiggere i famelici felini. La natura bonaria e remissiva dei bufali li rendeva ottime prede e, per vincere contro i leoni, avrebbero dovuto cambiarla.
Tutte le famiglie di bufali parteciparono alla riunione e discussero a lungo sul da farsi, nessuno sopportava più i soprusi che i sovrani li costringevano a subire. Dopo molte ore di acceso dibattito decisero che la cosa più sensata da fare fosse tendere un'imboscata alla famiglia reale che veniva giornalmente a riscuotere il loro bottino di carne.
Pianificarono la trappola con molta cura, la famiglia dei Piedilesti, che tra tutte le famiglie era la più veloce nella corsa, avrebbe fatto da esca: si sarebbero fatti vedere, madre, padre e cucciolo, soli, in mezzo alla valle e, all'avvicinarsi dei leoni, sarebbero fuggiti in direzione degli alberi, dove si nascondevano tutte le altre famiglie di bufali, pronti a dare una lezione ai prepotenti regnanti.
L'alba era sorta già da tempo e il sole, ormai alto nel cielo, diffondeva nell'aria un calore intenso. Il piano andava messo in atto in quell'istante e così fu. I piedi lesti camminavano da soli nella savana, in direzione del laghetto che vi era posto al centro, nei pressi del quale cinque leonesse attendevano il loro arrivo.
Siamo venuti a pagare il nostro tributo ai sovrani del regno, vostra altezza!”
Disse con falsa aria sottomessa papà Piedilesti, non appena fosse abbastanza vicino da poter far udire la sua voce.
“Direi che ci avete fatto aspettare fin troppo tempo, misero bufalo!”
Ringhiò in risposta la più anziana delle leonesse.
“Non vi sembra irrispettoso che noi, felini dal sangue blu dobbiamo perfino attendere i vostri comodi, oltre che essere costrette a rivolgervi la parola? Ma fortunatamente questo non si ripeterà più, questi sono i vostri ultimi minuti prima che la vostra carne arrivi ai nostri stomaci!”
Continuò altezzosa un'altra.
“Credo che voi siate in torto, infide assassine, noi vedremo sorgere il sole ancora molte volte e se così non fosse...beh...dovrete faticare molto per avere la nostra carne!”
Ribatté coraggioso Piedilesti che, al termine di questa frase gettò uno sguardo alla moglie, uno al figlio, e annuì per poi gridare:
“FUGGIAMO!ORA!”
In un turbine di paura e orgoglio, quella frase gettò i bufali in una corsa sfrenata per la sopravvivenza, e le leonesse, basite e offese da quel gesto irriverente, si lanciarono nell'inseguimento.
La corsa durò però poco. Il piccolo Piedilesti infatti, confuso dalla paura, corse in una direzione diversa da quella stabilita, e venne ben presto sopraffatto dagli artigli e dalle zanne delle abili inseguitrici. Il grido del piccolo arrestò la fuga dei genitori che, voltandosi, videro il corpo del loro unico figlio sovrastato dalle cinque leonesse che continuavano, ormai in possedute dalla più cieca furia, a graffiarlo e a morderlo. C'era una sola cosa da fare: combattere per vendicare quella violenza!
Fu così che i Piedilesti, combattendo la loro natura di preda e traendo forza dall'amore per il proprio piccolo, marciarono in direzione delle regine di Kruger. Non erano soli, il grido del giovane bufalo fu così forte che giunse all'orecchio delle altre famiglie nascoste tra gli alberi, le quali, non appena lo udirono si gettarono alla carica, organizzandosi in ranghi compatti. Quell'esercito contava decine e decine di corna affilate e possenti zoccoli e si arrestò solo a pochi metri dalle leonesse.
Quest'ultime, incredule e terrorizzate, non poterono fare altro che difendere il loro bottino ringhiando e mostrando i loro grandi denti puntuti.
Dalle file dell'esercito, i meno intimoriti si fecero avanti affrontando le cacciatrici delle quali una fuggì colta dal panico e un'altra venne colpita da un'incornata. Lo scontro era davvero iniziato.
Poco a poco i bufali riuscirono a disperdere le leonesse una ad una, a difendere la propria preda rimase solo la più anziana tra loro, ma era debole e stanca. Il piccolo Piedilesti era ancora tra le sue grinfie, ma adesso aveva la forza di rialzarsi, con lo stupore di tutti coloro che lo avevano creduto morto. Non appena il cucciolo rientrò nella mandria l'ultima delle regine rimaste, vedendosi sconfitta si diede alla fuga.
Fu così che quel giorno gli abitanti di Kruger diedero vita alla più grande rivolta della storia, quella contro la natura che li voleva sempre vittime innocenti.
Grazie a quell'evento, il mondo seppe che chi comanda deve chiedere sempre il giusto, mai di più;
imparò che i deboli e i poveri sono deboli e poveri solo da soli, e che è meglio non scoprire di cosa siano capaci quando si uniscono per una causa comune, per combattere le ingiustizie; capì che la natura è immutabile solo se si accetta che lo sia, e che è possibile cambiarla se abbiamo i giusti motivi, che sia la semplice voglia di farlo o l'amore incondizionato di un genitore per un figlio.



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