Quante strade conta questo globo?
Questa terra a volte arida e a volte florida,
che contiene tutto e il suo contrario,
un grembo che accoglie un figlio e la sua ombra,
su quante delle sue vene possiamo perderci?
Ed è possibile pensare che uno solo,
tra questi immensi vicoli di giorni e notti,
componga l'unico percorso per il nostro arrivo?
Quale destinazione bramiamo
più d'ogni altra?
L'amore? La gioia? La sicurezza? L'identità?
Eppure la tomba è il nostro naturale traguardo.
Non smetteremo di cercare strade,
non cesseremo d'essere il sangue
che attraversa quelle vene.
Cammineremo nelle vie lontane
da quelle in cui nascemmo,
con la paura che tutto diventi diverso.
Correremo su autostrade pericolose
per raggiungere gli amori e i sogni,
con la paura che il tempo non basti.
Danzeremo nelle strade in festa
nella musica delle risate e del vino,
con la paura che il sole sorga troppo presto.
Marceremo, gridando, nelle strade in protesta,
in una parodia di una guerra,
con la paura di averlo fatto a vuoto.
Ci fermeremo, di tanto in tanto,
a chiederci il senso dell'inizio, della fine
e di quel che c'è nel mezzo.
Stavolta senza paura.
Perché che il senso non esista, non è timore,
ma certezza.
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sabato 9 aprile 2016
domenica 19 ottobre 2014
Innocenza perduta. (Quando il porno uccide)
Un'opinione diffusa è che la tecnologia ci stia spingendo ad atrofizzare molte delle capacità che, in sua assenza avremmo sviluppato normalmente.
Chi abbraccia questo pensiero non potrebbe trovarmi più concorde.
Non è solo una questione di bambini che passano ore davanti ad uno schermo, che sia del pc, dello smartphone, del tablet o della tv fa poca diffeerenza. Non si tratta nemmeno dei morti di figa che non spendono più neanche le forze per trovare il coraggio di presentarsi ad una ragazza ed invitarla per un caffè ma aggiungono "amicizie" su facebook manco fossero santini da collezione, con la sola intenzione di poter guardare le foto. Studiare prima di agire, semmai si agirà
Il problema che ho con la tecnologia è molto più viscerale.
Ricordo i tempi dell'adolescenza come un insieme di momenti di massima creatività, che si esprimeva al massimo quando avevo il durello tra le gambe che, in qualche modo, avrei dovuto "spegnere". Allora lì chiudevo gli occhi e viaggiavo tra orge con 3-4 ragazze, roba pesante alternata a qualche esperienza, erano le prime, accumulata da poco tempo.
Era un attimo. Era fantastico.
Saranno anni che non ci riesco più. Da quando il porno è accessibile con una facilità estrema nulla è più come prima. Non esiste che riesca a stemperare i momenti di stress senza uno schermo davanti. L'innaturalezza delle immagini che scorrono come la pallina sulla barra del player, a segnalare il tempo è diventata parte essenziale di un rito antico.
Sto diventando come quei cardinali che riprendono le messe del papa con l'iPad. Triste.
Non c'ho niente contro il porno, a parte il fatto che sia ineducativo per noi maschi. Ma questo si bilancia con la sua alta valenza formativa per le donne. Il fatto è che vorrei ritornare a farmi quelle fantastiche pippe "a fantasia". Proprio perché non era solo scopare da soli. Ma era scopare con la propria fantasia. Era intimo cazzo!
Schiavi di un sistema che ci piace. E allora la storia è la stessa
Chrome-> Home Page -> Dinotube -> Search: "Anal POV"
E addio innocenza di bimbo arrapato.
Chi abbraccia questo pensiero non potrebbe trovarmi più concorde.
Non è solo una questione di bambini che passano ore davanti ad uno schermo, che sia del pc, dello smartphone, del tablet o della tv fa poca diffeerenza. Non si tratta nemmeno dei morti di figa che non spendono più neanche le forze per trovare il coraggio di presentarsi ad una ragazza ed invitarla per un caffè ma aggiungono "amicizie" su facebook manco fossero santini da collezione, con la sola intenzione di poter guardare le foto. Studiare prima di agire, semmai si agirà
Il problema che ho con la tecnologia è molto più viscerale.
Ricordo i tempi dell'adolescenza come un insieme di momenti di massima creatività, che si esprimeva al massimo quando avevo il durello tra le gambe che, in qualche modo, avrei dovuto "spegnere". Allora lì chiudevo gli occhi e viaggiavo tra orge con 3-4 ragazze, roba pesante alternata a qualche esperienza, erano le prime, accumulata da poco tempo.
Era un attimo. Era fantastico.
Saranno anni che non ci riesco più. Da quando il porno è accessibile con una facilità estrema nulla è più come prima. Non esiste che riesca a stemperare i momenti di stress senza uno schermo davanti. L'innaturalezza delle immagini che scorrono come la pallina sulla barra del player, a segnalare il tempo è diventata parte essenziale di un rito antico.
Sto diventando come quei cardinali che riprendono le messe del papa con l'iPad. Triste.
Non c'ho niente contro il porno, a parte il fatto che sia ineducativo per noi maschi. Ma questo si bilancia con la sua alta valenza formativa per le donne. Il fatto è che vorrei ritornare a farmi quelle fantastiche pippe "a fantasia". Proprio perché non era solo scopare da soli. Ma era scopare con la propria fantasia. Era intimo cazzo!
Schiavi di un sistema che ci piace. E allora la storia è la stessa
Chrome-> Home Page -> Dinotube -> Search: "Anal POV"
E addio innocenza di bimbo arrapato.
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martedì 31 dicembre 2013
L'esperienza dell'abisso
Ti ricordi che pensavi che ormai fosse finita?
non credevi d'essere all'inizio di un'altra salita
con la saliva assente, l'ansia latente,
l'impressione che girasse a vuoto la tua mente.
Menomale che in quei giorni non hai avuto le palle
altrimenti queste storie non potresti raccontarle
a chi è al primo ciak, a chi ancora si fa,
sperando che quel vuoto dentro prima o poi si riempirà.
Vivi un altro giorno
Guarda la bellezza intorno,
guarda quant'è fecondo il mondo
Risorgi ancora una volta
perché sei la chiave di volta
sulla quale regge la tua prossima svolta
Mi ricordo che pensavi di non farcela più,
eri inchiodato ad una croce manco fossi Gesù.
Chiodi arrugginiti, di falsi miti
e la certezza che i bei tempi ormai fossero finiti.
Menomale che quei in giorni non hai avuto coraggio,
menomale che col tempo sei diventato più saggio
e hai cambiato copione, sei passato all'azione
perché non hai colpe per le quali chiedere espiazione.
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sabato 1 settembre 2012
Cinque minuti
Cinque minuti,
chiedo questi e null'altro,
come il bimbo riluttante al risveglio.
Cinque minuti ancora,
distante dal molesto giorno
e dalle piene risate che partorisce.
Cinque minuti,
il tempo di capire la realtà
prima di affondare al suo interno.
Cinque minuti,
giuro, soltanto minuti,
che non si tramuteranno
in ore, giorni o mesi.
Cinque minuti
per dire addio al sogno
e abbracciare il vero.
chiedo questi e null'altro,
come il bimbo riluttante al risveglio.
Cinque minuti ancora,
distante dal molesto giorno
e dalle piene risate che partorisce.
Cinque minuti,
il tempo di capire la realtà
prima di affondare al suo interno.
Cinque minuti,
giuro, soltanto minuti,
che non si tramuteranno
in ore, giorni o mesi.
Cinque minuti
per dire addio al sogno
e abbracciare il vero.
venerdì 17 agosto 2012
Merda
L'accettabilità sociale
ha confinato il dialogo nel piacevole,
ma io voglio parlare di merda,
e di cadaveri e di vomito
senza sentirmi meno immenso del fisico
o del teologo.
Voglio parlare di cazzi e vermi
e sangue e maleodoranti tanfi
senza subire lo sguardo ipocrita di altezzosi
educati alla finzione,
come se il riprovevole
fosse una parte di vita da non considerare.
Come fosse un parente impazzito
da segregare in una camera
quando vengono a farci visita,
le cui grida vengono imputate a passanti
tristi e soli nei vicoli della città
dell'innominabile.
ha confinato il dialogo nel piacevole,
ma io voglio parlare di merda,
e di cadaveri e di vomito
senza sentirmi meno immenso del fisico
o del teologo.
Voglio parlare di cazzi e vermi
e sangue e maleodoranti tanfi
senza subire lo sguardo ipocrita di altezzosi
educati alla finzione,
come se il riprovevole
fosse una parte di vita da non considerare.
Come fosse un parente impazzito
da segregare in una camera
quando vengono a farci visita,
le cui grida vengono imputate a passanti
tristi e soli nei vicoli della città
dell'innominabile.
giovedì 12 luglio 2012
Violenta la vita! (...lettera che vorrei sentire mia...)
Care anime in pena,
vi vedo starvene fermi a guardare il mondo con disprezzo, lasciando che il disgusto succhi via dal vostro spirito qualsiasi forma di vitalità, qualsiasi curiosità che, partendo dalla voglia di risposte, creerebbe nuove storie con quale arrichire il baule delle vostre esperienze che avete deciso di chiudere con catene e lucchetto, manco fosse un forziere che contiene tesori preziosi, contiene voi.
Forse è proprio questo che vi incute terrore, l'idea di donarvi alla vita e alle persone che la compongono, l'idea che questo significhi abbandonarsi passivamente a forze ingestibili che vi manipolerebbero e plasmerebbero a tal punto che fatichereste a riconoscervi nel ricordo di ciò che siete stati.
Aprite gli occhi, perché non è così che funziona. Ogni giorno è una battaglia dalla quale vi defilate, è la donna che vorreste farvi e alla quale non parlate, è come starsene fermi, ad occhi chiusi e incassare ganci e diretti in pieno viso senza nemmeno alzare le braccia a difendersi. Non credo debba esistere la magia per predire i risultati delle vostre azioni: Battaglia persa, donna persa, sangue perso. C'è solo da perdere.
Fate finta che davvero questa vita sia una donna, una di quelle delicate ma che lasciano intravedere come la loro passione sia in grado di farvi risorgere dall'oblio delle vostre grigie e atarassiche giornate, che sia in grado di farvi sentire vivi come nel momento del primo respiro e del pianto che ne ha seguito. Ecco, ora corteggiatela, chiedetele di lei e parlatele di voi. Fate che il suo interesse per voi salga e che il vostro non perda di mordente. Ubriacatevi insieme di idee e risate, di racconti e nostalgie.
Arriverà il momento nel quale lei si protrarrà verso di voi, esponendo i suoi seni, mordendosi le labbra e lasciando che i capelli coprano il suo sguardo che esprime desiderio puro. Questo è il vostro momento, quello della consapevolezza che qualcosa sta per succedere, e che sarà merito del lavoro che avete fatto. Non aspettate che sia lei a trascinarvi per un braccio verso un luogo più tranquillo, fatelo voi, portatela lontano.
Non appena i brividi inonderanno ogni centimetro della pelle della vostra schiena, baciatela, baciatela come se da quel bacio dipendesse la vostra sopravvivenza, perché da questo istante, il suo piacere e il vostro sono esattamente la stessa cosa. Se sarete abbastanza bravi sentirete il suo respiro farsi più vigoroso e la sua schiena inarcarsi per poi distendersi e inarcarsi nuovamente. Esplorate il suo corpo con le mani, con le labbra, con gli occhi, con la lingua. Lasciate che siano le percezioni che passano da un organismo all'altro vi guidino, che siano le vostre torce.
Ci saranno gemiti, morsi ed energia. A questo punto non rimane altro da fare se non scostare le sue cosce e permettere che tutto ciò che siete di confondersi con lei. Poco importa se per lei è troppo presto, se non vuole o se la metterete incinta. Vi state fottendo la vita, state prendendo la ricompensa per quello che avete passato e a quel punto è fatta. Siete liberi.
Quello che voglio dirvi, stupide vittime di voi stessi, è che dovete farvi una scopata con tutto quello che vi spaventa e prendervi la vostra rivincita, mettere il collare ad ogni vostra paura e dominarla come succede nel mondo animale, sottomettendola.
Credo in voi e nelle vostre capacità di sottomettere qualsiasi cosa vi spaventi, qualsiasi cosa che non vi permette di essere felice, di tutto ciò che vi rende incontentabili perdenti!
Non deludetemi, sarebbe una storia pessima da raccontare.
vi vedo starvene fermi a guardare il mondo con disprezzo, lasciando che il disgusto succhi via dal vostro spirito qualsiasi forma di vitalità, qualsiasi curiosità che, partendo dalla voglia di risposte, creerebbe nuove storie con quale arrichire il baule delle vostre esperienze che avete deciso di chiudere con catene e lucchetto, manco fosse un forziere che contiene tesori preziosi, contiene voi.
Forse è proprio questo che vi incute terrore, l'idea di donarvi alla vita e alle persone che la compongono, l'idea che questo significhi abbandonarsi passivamente a forze ingestibili che vi manipolerebbero e plasmerebbero a tal punto che fatichereste a riconoscervi nel ricordo di ciò che siete stati.
Aprite gli occhi, perché non è così che funziona. Ogni giorno è una battaglia dalla quale vi defilate, è la donna che vorreste farvi e alla quale non parlate, è come starsene fermi, ad occhi chiusi e incassare ganci e diretti in pieno viso senza nemmeno alzare le braccia a difendersi. Non credo debba esistere la magia per predire i risultati delle vostre azioni: Battaglia persa, donna persa, sangue perso. C'è solo da perdere.
Fate finta che davvero questa vita sia una donna, una di quelle delicate ma che lasciano intravedere come la loro passione sia in grado di farvi risorgere dall'oblio delle vostre grigie e atarassiche giornate, che sia in grado di farvi sentire vivi come nel momento del primo respiro e del pianto che ne ha seguito. Ecco, ora corteggiatela, chiedetele di lei e parlatele di voi. Fate che il suo interesse per voi salga e che il vostro non perda di mordente. Ubriacatevi insieme di idee e risate, di racconti e nostalgie.
Arriverà il momento nel quale lei si protrarrà verso di voi, esponendo i suoi seni, mordendosi le labbra e lasciando che i capelli coprano il suo sguardo che esprime desiderio puro. Questo è il vostro momento, quello della consapevolezza che qualcosa sta per succedere, e che sarà merito del lavoro che avete fatto. Non aspettate che sia lei a trascinarvi per un braccio verso un luogo più tranquillo, fatelo voi, portatela lontano.
Non appena i brividi inonderanno ogni centimetro della pelle della vostra schiena, baciatela, baciatela come se da quel bacio dipendesse la vostra sopravvivenza, perché da questo istante, il suo piacere e il vostro sono esattamente la stessa cosa. Se sarete abbastanza bravi sentirete il suo respiro farsi più vigoroso e la sua schiena inarcarsi per poi distendersi e inarcarsi nuovamente. Esplorate il suo corpo con le mani, con le labbra, con gli occhi, con la lingua. Lasciate che siano le percezioni che passano da un organismo all'altro vi guidino, che siano le vostre torce.
Ci saranno gemiti, morsi ed energia. A questo punto non rimane altro da fare se non scostare le sue cosce e permettere che tutto ciò che siete di confondersi con lei. Poco importa se per lei è troppo presto, se non vuole o se la metterete incinta. Vi state fottendo la vita, state prendendo la ricompensa per quello che avete passato e a quel punto è fatta. Siete liberi.
Quello che voglio dirvi, stupide vittime di voi stessi, è che dovete farvi una scopata con tutto quello che vi spaventa e prendervi la vostra rivincita, mettere il collare ad ogni vostra paura e dominarla come succede nel mondo animale, sottomettendola.
Credo in voi e nelle vostre capacità di sottomettere qualsiasi cosa vi spaventi, qualsiasi cosa che non vi permette di essere felice, di tutto ciò che vi rende incontentabili perdenti!
Non deludetemi, sarebbe una storia pessima da raccontare.
martedì 3 luglio 2012
Nodo alla gola (...dal panico allo sfogo...)
Sono bastate una notte ed una cazzata per cambiare la percezione, il modo in cui vedo le cose, e il modo in cui queste cose vedono me. La paura, il terrore e il sentirsi morire, la difficoltà a cadere in un sonno che poteva durare sempre. Poi il risveglio e il morire poco a poco, sentire meno il respiro, sentire meno il controllo del proprio corpo e delle proprie giornate. E ad ogni alba vedersi strappare dalle mani un pezzo di successo e ad ogni frammento tolto sentire un nodo alla gola, che si stringe, che ti strozza.
Medici, medicinali e pronto soccorso, neanche vedere tutto quel dolore ha lenito il mio, né ha fermato la sensazione che fossi sbagliato per il mondo quando mi aggiro per le strade e cerco di incontrarlo di nuovo, di farci pace. Eppure lo capisco, sta prendendo la sua vendetta, per molto tempo sono scappato da lui e ora che voglio davvero vederlo e viverlo fa il prezioso, si defila e mi schernisce, come un amante che ha amato molto e non ha avuto nulla in cambio. Dovrò provargli i miei sentimenti con l'impegno, dovrò raccontargli di nuovo la mia storia. Anche se raccontarla è un peso per entrambi, ma un peso che si spartisce, e che io avrei comunque. Come per le persone divorate e annegate nelle proprie storie, che diamo per scontato non vogliano ascoltare le nostre, per non invaderle, non sovraccaricarle. Eppure non dovremmo agire così, dovremmo rompere le palle e chiedere aiuto, ed essere disponibili a donarlo.
Una notte e una cazzata hanno cambiato tutto, mi hanno scaraventato via proprio mentre nel tiro alla fune ero il favorito. Mi hanno spinto indietro al punto di partenza, e riparto, stanco, ma riparto.
Accetto di avere persone intorno e di non essere solo, anche se significa non poter riuscire da solo. Proprio io che credevo di aver capito appieno quel "Live together, die alone", che ogni volta che la sentivo da un personaggio di Lost mi travolgeva, e annuivo. Invece no, io volevo vivere da solo, senza spartire niente, senza appoggi, ma non è possibile. Non è possibile farsi carico di tutto e procedere, sentirsi soli e accettarlo è la vera sconfitta, quella che ti affossa e immobilizza. E di nuovo immobile sono.
Lo percepisco camminando, incontrando gli sguardi delle persone, sentendo quello che dicono e il sapere che quel che sono è altra cosa mi fa venire voglia di conoscerle, di avvertirne l'essenza reale e non quella di convenienza. Le continue conferme delle persone che mi sono vicine sono state ignorate a lungo, quasi non fossero necessarie, e mentivo a me stesso, mentivo a loro.
La mia parte scettica e visceralmente cinica ha preso il sopravvento. Il mondo è pieno di merda, e puoi contare solo su te stesso. Il mondo è pieno di persone egocentriche e che vogliono farti il culo, senza farsi scrupoli, pensa solo a te e non curarti del resto. TUTTE CAZZATE!
Ho messo in coma farmacologico la speranza e il buon senso, le uniche cose dentro di me che avrebbero potuto svegliarmi dall'illusione che avevo creato. Fortunatamente, la speranza e il buon senso ho potuto trovarle nella pelle di chi ho salutato, nelle parole delle persone che mi hanno parlato e nelle mani di chi mi ha accarezzato. L'amore (e non quello adolescenziale e totalizzante) è presente nei gesti delle persone che con questi gesti si lascia amare e si poggia su coloro che amano. Io questo voglio essere. Sognatore razionale è la definizione. Il sogno realizzabile di chi sa che l'esperienza umana è composta di possibilità che si creano con l'impegno. Voglio avere la forza di impegnarmi per avere la mia parte di serenità nell'avversità, di amore nella rabbia. Cose possibili, ad un passo da noi, anche se invisibili. Dobbiamo solo cercarle un attimo per caderci dentro, ed impegnarci per restare in quell'esatto posto.
CONDIVISIONE. DESIDERIO. PASSIONE. IMPEGNO.
Un nuovo mantra, una nuova realtà
venerdì 3 febbraio 2012
Vita e Super Mario
Quando l'insonnia si fa sentire, iniziano a farsi strada strani paragoni nella mente...
"Si Carl, è proprio come quando giocavi a Super Mario. Quando sei all'inizio e hai tre vite, non ti curi di giocare bene, ti diverti a zompettare qua e là senza farti troppi problemi. Poi sbagli un salto e o un fungo o una tartaruga ti fa il culo. Allora riparti dall'inizio, cosciente di aver perso una vita ma speranzoso nel sapere di averne un'altra dopo questa, sei più attento, ma non poi così tanto, e ci ricaschi! Arrivi ad avere una sola ultima vita...ed è lì che smetti di divertirti...e giochi sul serio".
...e così la vita reale si fa somigliante al videogame...
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