lunedì 7 ottobre 2013

Economia della percezione

Le spiegazioni del mio tutto
sono, una dopo l'altra, svanite 
come un pianto soffuso
nel clangore del temporale,
quasi come quella sofferenza 
non dovesse importare all'udito
di fronte alla maestà della tempesta.

E forse, dopotutto, è così.
Come posso negare che il fulmine 
sia più importante del singhiozzo?
Come posso negare al lampo 
un guizzo di terrore e sorpresa e estasi
senza negare la fibra più intima del mio essere?
Da uomo quale sono
il mio esistere mi impone 
di dare priorità a ciò che richiede meno energia
per essere notato, economia.

Che siano spiegazioni perdute 
nella pioggia che ho vissuto o
il rantolo del singhiozzo di chi soffre
che si confonde al roboante tuono,
il significato che il grande deglutisce il piccolo
prescinde l'ecosistema e la specie
e si trasla sul piano esperienziale dell'esistenza
dettando un nuovo darwinismo del vissuto,
un'evoluzione dell'anima che favorisce
la vita all'attimo, il rumore al suono.

Nessun commento:

Posta un commento