Notte fonda e vie deserte.
Le insegne dei compro oro
e gli abiti da sposa nelle vetrine.
Le vedo e sono lucido.
Le luci in lontananza degli edifici
che contengono anime,
anime sante e sacrileghe,
anime benigne o spregevoli,
Le vedo e sono lucido.
E di quelle anime scorgo
le pupille dilatate e la loro bellezza.
M'accorgo che l'amore
che provo per loro è stato soffocato.
A lungo celato il mio interesse
nelle loro voci
che raccontano le loro storie,
le loro vite e ciò che gli dà respiro.
La paura delle difficoltà
che si incontrano nel cammino
di chi ama mi hanno reso pavido.
Ma nella consapevolezza
ritrovo il mio vibrare,
il mio amare l'amare,
e ritorno nella mia pelle.
mercoledì 13 aprile 2016
Metaemozione
sabato 9 aprile 2016
Strade
Quante strade conta questo globo?
Questa terra a volte arida e a volte florida,
che contiene tutto e il suo contrario,
un grembo che accoglie un figlio e la sua ombra,
su quante delle sue vene possiamo perderci?
Ed è possibile pensare che uno solo,
tra questi immensi vicoli di giorni e notti,
componga l'unico percorso per il nostro arrivo?
Quale destinazione bramiamo
più d'ogni altra?
L'amore? La gioia? La sicurezza? L'identità?
Eppure la tomba è il nostro naturale traguardo.
Non smetteremo di cercare strade,
non cesseremo d'essere il sangue
che attraversa quelle vene.
Cammineremo nelle vie lontane
da quelle in cui nascemmo,
con la paura che tutto diventi diverso.
Correremo su autostrade pericolose
per raggiungere gli amori e i sogni,
con la paura che il tempo non basti.
Danzeremo nelle strade in festa
nella musica delle risate e del vino,
con la paura che il sole sorga troppo presto.
Marceremo, gridando, nelle strade in protesta,
in una parodia di una guerra,
con la paura di averlo fatto a vuoto.
Ci fermeremo, di tanto in tanto,
a chiederci il senso dell'inizio, della fine
e di quel che c'è nel mezzo.
Stavolta senza paura.
Perché che il senso non esista, non è timore,
ma certezza.
Questa terra a volte arida e a volte florida,
che contiene tutto e il suo contrario,
un grembo che accoglie un figlio e la sua ombra,
su quante delle sue vene possiamo perderci?
Ed è possibile pensare che uno solo,
tra questi immensi vicoli di giorni e notti,
componga l'unico percorso per il nostro arrivo?
Quale destinazione bramiamo
più d'ogni altra?
L'amore? La gioia? La sicurezza? L'identità?
Eppure la tomba è il nostro naturale traguardo.
Non smetteremo di cercare strade,
non cesseremo d'essere il sangue
che attraversa quelle vene.
Cammineremo nelle vie lontane
da quelle in cui nascemmo,
con la paura che tutto diventi diverso.
Correremo su autostrade pericolose
per raggiungere gli amori e i sogni,
con la paura che il tempo non basti.
Danzeremo nelle strade in festa
nella musica delle risate e del vino,
con la paura che il sole sorga troppo presto.
Marceremo, gridando, nelle strade in protesta,
in una parodia di una guerra,
con la paura di averlo fatto a vuoto.
Ci fermeremo, di tanto in tanto,
a chiederci il senso dell'inizio, della fine
e di quel che c'è nel mezzo.
Stavolta senza paura.
Perché che il senso non esista, non è timore,
ma certezza.
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