Piccoli santuari del crepuscolo
incarnate nella terra,
costrette a camminare
pur appartenendo al cielo.
L'estasi le coglie quando posano
lo sguardo dolce da straniere
sui paesaggi assolati e chiari,
il frutto dell'opera del loro amante.
Temono il tramonto,
un lungo bacio a chi s'allontana, a ciò che si ama,
sulla stazione dell'orizzonte.
Temono la notte,
poiché lontano da ciò che si ama
il pensiero s'annoda e si fa cupo.
Temono l'alba,
poiché a rivedere, dopo l'assenza, ciò che si ama
si teme sia cambiato.
Se sapessero che sono il tutto,
le fondamenta della gioia dell'uomo che le vede,
accarezzando il suo volto
ammonirebbero il sentimento:
"Chi ama il sole s'accontenta della gioia di un raggio di luce".
Ancora non sanno che le nostre e le loro luci
fanno impallidire la grande stella
e che il nostro giorno, i paesaggi che illuminiamo,
non conoscono la notte.
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